Prima degli inizi del 1800, quando l’ingegner Mosca realizzò il tratto di Corso Chieri che da Reaglie porta a Pino Torinese, la viabilità collinare era alquanto differente. Chi proveniva da Madonna del Pilone su Corso Chieri, arrivato alla Borgata di Reaglie, aveva due possibilità: o passare dinnanzi alla Chiesa di Reaglie e raggiungere prima Tetti Forni e poi la Strada del Termo Forà verso Pecetto oppure svoltare su Strada del Cresto fino ad imboccare Strada Fenestrelle e salire fino alla località chiamata Centocroci e poi verso Pino Torinese. Il tratto dell’Anello Verde ricalca una parte di questo percorso: partendo dalla frazione di Reaglie e percorrendo Strada del Cresto oltrepassa il ponticello del rio Valle di Mongreno fino a raggiungere in cima la località alta di Mongreno con la chiesa parrocchiale. 
Il percorso incontra perpendicolarmente la Strada comunale di Fenestrelle, coincidente con il percorso 22 dei Sentieri della Collina Torinese. La strada, un tempo poco più che una mulattiera, era percorsa da un traffico notevole, sia commerciale, da parte dei mercanti chieresi ed astigiani, sia locale da Pino e da Chieri, da parte di chi portava a macinare le granaglie ai mulini torinesi della Madonna del Pilone. Verso destra, a monte, l’antico tragitto verso Pino è ora inglobato all’interno della proprietà detta l’Oliva. Il nome della località, che anche nel catasto Rabbini del 1840 è citata con l’appellativo di Bric de l l ’Oliva, non ha un’origine certa e quindi non è escluso che abbia ospitato in passato degli uliveti. La villa ha avuto una peculiarità rara rispetto alla quasi totalità delle residenze signorili della collina, perché per quasi un secolo e mezzo, dal 1777 al 1917, è rimasta nelle mani degli stessi proprietari, la famiglia Mathis. 
Verso sinistra, a valle, la Strada comunale di Fenestrelle passa in cresta lungo lo sperone che divide la valle di Reaglie da quella di Mongreno, ben soleggiata e quindi percorribile anche d’inverno, costeggia alcune tra le più importanti ville della collina,Villa De Coll nel 1600 di proprietà della famiglia Savoia, Villa Giordano e la sua cappella denominata il Pulpito, Villa Tron con la sua deliziosa architettura, Villa dei Missionari della Salette, appartenuta al belga Waser, costruttore della funicolare di Superga e delle prime linee tranviarie torinesi. Su un poggio circondato dal grande parco è Villa d’Harcourt, poi c’è la vigna più alta della strada, il Masin, ora nominato Villa Giusti. Superato il Bric Bongeneiver (407 m) troviamo la vigna detta il Merlo, non eccezionale per la posizione, ai piedi del poggio boscoso, ma di pregevole fattura architettonica. Tra le vigne successive, più modeste pur vantando un’ottima esposizione, si ricordano vigna Moribondo, vigna Girotto e vigna Aiassa, dai nomi dei proprietari ottocenteschi.
opera-rugaProseguiamo in ogni modo lungo Strada del Cresto dove, al civico 85, sorge la seicentesca Villa Pamparato, appartenuta nei secoli ad illustri famiglie tra cui i Gianazzo di Pamparato ed i Perrone di San Martino. Al civico 109 trovava posto il Righin, caratterizzato dalla presenza di una torre alta quattro piani, mentre con i rustici annessi e poco distante vi è l’antica Vigna Origo. Di fronte troviamo un’altra villa che è stata di proprietà della famiglia Gianazzo di Pamparato, nella quale, fino a pochi decenni orsono, è vissuto il poliedrico artista Angelo Ruga (1930-1999) che ha trasmesso in molte delle sue opere, in particolare nel ciclo dei “personaggi polimaterici” degli anni Settanta, l’amore per questo territorio collinare. 
Abbiamo raggiunto così la Parrocchiale di San Grato, il cuore della località Mongreno. Il rimando più antico a questo luogo risale al XIII secolo: nell’elenco delle proprietà della Chiesa di San Giovanni Battista vengono elencati appezzamenti di terre, boschi e vigne apud Mongrellum, da cui si traevano redditi in denaro ed in frumento. Tali proprietà fanno intendere l’esistenza di uno sfruttamento
agricolo, spesso a carattere stagionale, ma non indicano l’esistenza di edifici dei quali si può soltanto supporre. Nei documenti fino al XVIII secolo, il territorio di Mongreno è nominato sia come Monsgrellus e Monsgrenus, poi come Mongrand e Mongrano, infine come Mongreno. 
san-grato-mongrenoDella chiesa si sa che nel XV secolo, quando era ancora intitolata a Santa Maria, venne ampliata con la costruzione del cimitero e dell’altare. Solo nei documenti successivi compare la titolazione a San Grato, vescovo d’Aosta, un culto al tempo inusuale nella diocesi di Torino, ma che testimonierebbe la presenza a Mongreno di numerosi forenses provenienti dalla Valle d’Ossola e Chambery. I forenses erano cittadini stranieri che, in cambio della cittadinanza torinese, acquistavano un bene fondiario sul territorio di giurisdizione del Comune. La chiesa si affaccia su un piccolo sagrato in posizione dominante sui due versanti, la Valle Grande e la Valle Piccola di Mongreno. Di pianta rettangolare, coperta da volte a crociera in mattoni, ai lati si aprono due cappelle con volte a vela; anche la facciata è semplice, delimitata da due lesene che sorreggono il timpano triangolare; emerge dal fianco settentrionale il tozzo campanile con cella campanaria formata da archi a tutto sesto. Nel corso dei secoli la Chiesa di San Grato si consolidò come punto di riferimento della comunità residente, tutti gli avvenimenti ad essa collegati vennero annotati minuziosamente e gli interventi di restauro e di ampliamento dell’edificio religioso documentati e descritti dettagliatamente. I due principali ampliamenti furono eseguiti nella seconda metà del Settecento (data di ultimazione 1776) e nel decennio 1830-40, mentre i più recenti lavori di restauro conservativo risalgono al 1990. Proseguiamo lungo la Strada Comunale di Mongreno dove al civico 335 sorge l’antica vigna denominata il Tavigliano la cui cappella è situata in prossimità della
curva. Il nome deriva dal conte che vi abitò nel Seicento, ma è conosciuta anche come il Rasp, dal signor Carlo Rasp, proprietario di fine Settecento e tintore in borgo Po.

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