ponte-sassiIn prossimità del ponte il parco si allarga e vi è una strada che sale perpendicolare al sentiero verso Viale Agudio. Possiamo notare: una targa che ci ricorda che il parco è dedicato alla Brigata Alpina Taurinense, poco distante un’area attrezzata ed un ponticello che scavalca l’immissione nel Po del rio Cartman. Dove ora sorge il Ponte di Sassi vi era il traghetto, un grosso barcone dotato di panche per i passeggeri. Qui il barcaiolo, per raggiungere l’altra riva, con l’aiuto di una lunga pertica, faceva leva sul fondo del fiume oppure, nei momenti di maggiore ingrossamento del Po, utilizzava una carrucola, dopo aver teso un cavo fissato a due alberi alle opposte sponde. Un altro traghetto analogo, detto delle tabacchine, faceva servizio nei pressi del Baino per portare al lavoro le operaie della Manifattura Tabacchi. Il Ponte di Sassi era in precedenza intitolato al Principe di Piemonte, ma cambiò nome con la caduta della monarchia. Segna il confine tra la borgata di Sassi e quella della Madonna del Pilone. Fu costruito nel 1927 dall’impresa Faletti su disegno, lineare ed elegante, dell’architetto istriano Giuseppe Pagano che fu anche autore del Ponte Balbis (già Vittorio Emanuele III) all’altezza di Corso Bramante. Il passaggio del sentiero sotto l’arcata del ponte è ben curato e piacevole, sulla sinistra trovano posto un’area gioco bimbi ed un campo da pallone che creano una distanza dal traffico di Corso Casale. Stiamo ormai uscendo dalla Borgata di Sassi che, per la sua posizione geografica, appare ancora un po’ separata e a se stante dalla città, un retaggio dei secoli scorsi quando era al di fuori della cinta daziaria. La Borgata di Sassi era ben nota sin da fine Ottocento per il gran numero di piole, osterie e ristoranti che ospitava e tuttora ospita, con l’avvicendarsi di diverse gestioni e generi. Lo stesso dicasi per la Borgata in cui ci troviamo chiamata della Madonna del Pilone per la presenza nell’antichità di un pilone votivo nel luogo in cui sorse poi la chiesa parrocchiale. Costeggiando un gruppo di caratteristiche abitazioni del borgo, prima di raggiungere la chiesa di Madonna del Pilone, si trova, all’altezza del civico 205 di Corso Casale, una lapide commemorativa posta su quella che fu l’ultima casa torinese del grande scrittore di affascinanti romanzi di avventura Emilio Salgari. Pare che la sua fervida immaginazione abbia tratto spunto dalla frequentazione degli ambienti naturalistici a lui vicini, come lo scorrere delle acque del canale Michelotti e del Po o la natura selvaggia di alcune vallate e dei boschi della collina torinese, nonché della varia umanità che popolava un tempo le piole ed i bar del quartiere. Lo scrittore, nato a Verona nel 1862, ebbe una vita assai travagliata. Fu sfruttato dagli editori che, grazie alle sue innumerevoli e popolari opere, si arricchirono in modo smisurato, mentre lui si ritrovava perennemente squattrinato a dover mantenere la sua numerosa e malandata famiglia, con la moglie in preda agli sconvolgimenti della malattia mentale. Il 25 aprile del 1911 il corpo suicida di Salgari fu trovato da una giovane contadina in un bosco della Val San Martino, vicino a Villa Rey. 

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