passerella-langerLa zona del Baino è cosi chiamata dal cognome dell’antica proprietà di un negoziante di cui rimane a testimonianza solo un vecchio muro di cinta in pietre e mattoni eretto lungo Via Torino (nome che prende Corso Casale quando varca il confine di San Mauro). Avvicinandosi al fiume si supera il parcheggio e la scalinata in tronchi di legno e si svolta a sinistra lungo la sponda del fiume. La nuova passerella in legno lamellare lunga circa 30 metri è stata da poco posizionata per superare il Rio di Costa Parigi nel punto in cui affluisce nel fiume. Svolge l’importante ruolo di unire i percorsi ciclo-pedonali di Torino con quelli di San Mauro ed è stata intitolata all’ambientalista e pacifista altoatesino Alexander Langer, morto nel 1995, che fu negli anni Ottanta uno dei fondatori del movimento politico dei Verdi in Italia.
meisinoSiamo all’interno del Parco del Meisino che, oltre ad essere unico per le sue caratteristiche naturali, è anche uno degli ultimi parchi realizzati dalla Città di Torino. Grazie al compimento del progetto di recupero dell’area, che ha suscitato interesse anche a livello internazionale, oggi la riserva si estende su una superficie di 245 ettari e comprende anche l’Isolone di Bertolla. La regione del Meisino (in dialetto piemontese “terra di mezzo o isola”) è stata per secoli la naturale cassa di espansione dell’area di confluenza tra il torrente Stura di Lanzo, il fiume Dora Riparia e il fiume Po. L’area che porta questo nome è all’incirca un grande settore di cerchio delimitato dalla Collina Torinese (in particolare da quella di Superga) e dall’arco del Po, che proprio in questo punto devia verso est, la direzione che manterrà fino al mare Adriatico. Di antica vocazione agricola, l’area è sempre stata soggetta alle esondazioni del fiume in particolare fino alla costruzione, nel 1952, della diga del Pascolo, il cui diga-del-pascoloprincipale scopo era la creazione di un canale derivatore per la produzione di energia elettrica. Il canale, che, superata la centrale elettrica, va a ricongiungersi col Po, dando origine all’Isolone di Bertolla. L’isola dalla forma molto allungata ospita numerose specie interessanti dell’avifauna, tra cui una colonia di aironi cenerini (in Europa l’unico altro nucleo cittadino di questi uccelli si trova in un parco pubblico di Amsterdam) e rappresenta una vera e propria oasi per l’osservazione naturalistica ed il bird-watching in città.
Dal Parco del Meisino e più in generale lungo l’intero itinerario, si possono anche apprezzare pregevoli scorci panoramici sulla Basilica di Superga. Sulla nostra sinistra tra il fiume e Corso Casale troviamo una radura con una sistemazione paesaggistica gradevole con dei grandi massi, dei sentieri di pietre ed alcuni camminamenti in legno che ci permettono l’avvicinamento alla sponda. Arrivati ad una curva e ad un bivio, nei pressi della bacheca informativa del parco, sulla sinistra troviamo la sede della Società di Mutuo Soccorso Meisino, nata nel 1975 come unione sportiva, che costituisce un luogo di ritrovo quotidiano per partite a carte e a bocce. Più avanti invece una cascina esistente è stata ristrutturata di recente ed ospita un centro ippico con maneggio. Rimanendo sulla destra, costeggiando il sentiero lungo superga_0la sponda e superando alcuni insediamenti produttivi, si giunge quasi nei pressi della diga. La presenza di piccoli stabilimenti, molto diffusa prima della realizzazione del parco, insieme a quella di orti abusivi, poco si addice ad un luogo così delicato dal punto di vista ambientale. In questa zona dove l’alveo del fiume si allarga sono state installate opere di ingegneria naturalistica utili nel caso, non così infrequente, di piena. In quest’area sono stati effettuati molti nuovi piantamenti di alberi ed arbusti e, oltre alle utili panchine, è stato installato un percorso attrezzato per esercizi ginnici. Usciti dal cancello del parco ci troviamo in Via Federico Nietzsche nel punto in cui la strada passa al di sotto di un’arcata della diga ed il paesaggio diventa d’improvviso più urbano e degradato. Sopra la diga scorre l’intenso traffico di Viale Agudio, l’importante arteria che con la curva sopraelevata detta Centolire collega la zona di Borgata Rosa e Sassi con quelle di Verna e Barca, al di là dei fiumi. Il nome Borgata Rosa deriva dall’antica presenza di una grande fornace per la produzione di mattoni costruita su Corso Casale dall’omonima famiglia. A questo punto, oltre il sottopassaggio, possiamo scegliere due vie alternative: a sinistra quella più breve, lungo Via Nietzsche, passa vicino a Viale Agudio e ad alcune fabbriche, a destra invece si percorre il sentiero sull’argine del fiume e si può godere di una stupenda vista collettadel punto esatto della confluenza della Stura di Lanzo nel fiume Po, prima della barriera costituita dalla diga del Pascolo, dove il Po raggiunge la sua maggiore ampiezza nel territorio della città di Torino. Guardando la sponda di fronte si ha una visione d’insieme del grande Parco Colletta e della borgata Regio Parco. Entrambi i percorsi ci conducono verso la recinzione del Galoppatoio Militare, una vasta area di proprietà demaniale situata in una zona di esondazione del fiume, dove un tempo era installato un poligono di tiro dell’Esercito. Il Galoppatoio della Scuola di Applicazione Militare, grazie alla convenzione stipulata nel 2001 tra la Regione, il Ministero della Difesa ed il Parco del Po, è stato oggetto di un progetto di riqualificazione ambientale per organizzare attività di ricerca e visite didattiche, con un percorso attrezzato per i non vedenti. Continuando lungo la recinzione del Galoppatoio, al cui interno sono inglobati gli edifici di quella che è conosciuta col nome di Cascina Malpensata, troviamo, dall’altro lato del sentiero, il muro di recinzione in mattoni del Cimitero di Sassi. L’attuale cimitero di Sassi ebbe un’origine travagliata: l’antico e piccolo cimitero era originariamente cimiterocollocato in posizione dominante nei pressi della chiesa di San Giovanni Battista in Via Ferdinando Bocca 15, che si intravede ai piedi della collina. All’inizio dell’Ottocento la sede della parrocchia di Sassi venne trasferita a Madonna del Pilone ed il piccolo cimitero venne chiuso, con grande disappunto degli abitanti. Nel 1822 la chiesa, le cui prime notizie risalgono all’XI secolo, ritornò ad essere parrocchia e fu oggetto di un ampliamento con la costruzione delle navate laterali e del nuovo campanile sul quale campeggia la statua raffigurante Cristo Re. Verso la fine degli anni Sessanta del Novecento, con la costruzione della nuova chiesa dedicata alla Madonna del Rosario all’inizio di Strada Mongreno, perse il ruolo di parrocchia; i suoi spazi sono attualmente la sede degli studi di Nova-T, centro di produzioni televisive e multimediali dei frati Cappuccini. Solo nel 1828 la borgata Sassi ebbe nuovamente il suo cimitero, dopo che, ottenuto il benestare dal Comune, il marchese Enrico della Chiesa di Cinzano donò alla parrocchia i terreni sui quali venne poi edificato. Uno dei borghigiani che maggiormente si battè per la sua costruzione fu il banchiere Felice Bracco, consigliere comunale durante chiesa-sassiil periodo napoleonico, proprietario di una filanda per la lavorazione della seta e di una tenuta nota con la denominazione il Ge suita, ma la sua morte nel 1826 gli impedì di vedere l’opera del cimitero conclusa. Fu suo padre, il banchiere Andrea Bracco, ad acquistare i possedimenti del bosco del Meisino dai Gesuiti con la palazzina, la cappella, case civili e rustici, a pochi anni dalla soppressione dell’ordine religioso avvenuta nel 1773. 
Superato il cimitero di Sassi, all’altezza della conflueza della Dora Riparia nel Po, il sentiero torna sterrato e si entra in un doppio viale alberato all’interno del Parco della Brigata Alpina Taurinense, dedicato al primo raggruppamento alpino formatosi a Torino nel 1923. Uno dei due viali era un tempo l’ultimo tratto del corso del canale Michelotti prima di gettarsi nel fiume Po, realizzato ad inizio Ottocento per dare energia alle numerose fabbriche ed ai mulini di Madonna del Pilone. Il canale artificiale aveva origine dalla Gran Madre di Dio ed il suo corso era fiancheggiato da filari di platani, molti dei quali sono
casotto-calcinasopravvissuti sino ad oggi; fu interrato nel 1935. Il primo edificio che incontriamo sulla sinistra lungo il viale è il Casotto Calcina o Casotto di Superga, un semplice edificio su due piani a pianta quadrata con all’interno un cortile. Vicino alla costruzione, un tempo, vi era un ponticello in pietra che permetteva di scavalcare il canale e di raggiungere la riva del fiume.
L’edificio successivo è di origine più recente, prima metà del Novecento, in mattoni a vista con una torre cilindrica che richiama architetture del passato. Infine incontriamo uno dei due ingressi (il principale è su Via Tommaso Agudio) dell’Hotel Parco Sassi, una struttura ricettiva immersa in un’ampia e verdeggiante proprietà ai confini con il parco.

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